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Si tratta della maggior opera realizzata dal Conte Ceconi in Val d'Arzino. Fino ad allora le comunicazioni con il resto del territorio,
erano assicurate da una impervia mulattiera di 12 Km che passava oltre il passo di Pradis, verso Clauzetto. Pur con notevoli ristrutturazioni e miglioramenti, avvenuti nel corso degli anni, questa strada costituisce ancora oggi una importante via di comunicazione fra la pianura spilimberghese e la Carnia. Fino alla fine del secolo scorso l?unica via carreggiabile nella valle era quella che dal bivio per Flagogna, presso il ponte sull?Arzino, saliva ad Anduins, da cui proseguiva per Vito e Clauzetto,
tratto quest?ultimo aperto dopo il 1870. La strada costruita dal Ceconi, si staccava dalla carrabile che saliva da Casiacco ad Anduins e, divergendo ad angolo retto, si inoltrava nella valle seguendo il torrente Arzino fino a raggiungere l?abitato di Pielungo, con un'estesa di oltre dieci chilometri. Il percorso si sviluppava in gran parte a mezza costa sulle impervie pendici del monte Clapîat; pertanto si dovettero effettuare notevoli sbancamenti con l?uso di mine e dei pochi mezzi consentiti dalle attrezzature di quei tempi. Il terreno attraversato era costituito da marne e da calcari fessurati e non si poterono costruire gallerie che avrebbero richiesto costosi rivestimenti. Dove fu possibile furono invece ricavate delle mezze gallerie; i muri di sostegno e di controriva vennero tutti eseguiti in muratura a secco con funzione drenante. Si rese inoltre necessaria la costruzione di cinque ponti con luci comprese tra i 10 ed i 12 metri: due sul torrente Arzino, uno sul rio Paveon e due sul rio Pielungo, tutti costruiti con arcate in pietrame. La larghezza del corpo stradale risultò di complessivi m. 3.80 compreso lo spazio per la cunetta a monte e per i paracarri a valle, che nei tratti più esposti della strada, erano formati da massi di pietra di dimensioni notevoli e perciò furono detti "
ciclopici". Lungo il percorso, dopo ogni tratto di circa cento metri, fu inserita una piazzola per consentire l'incrocio dei veicoli. Alla fine dei lavori,
che avvenne nel 1890, la spesa complessiva risultò di 595 mila lire; tale importo, rapportato ai valori attuali, costituirebbe tuttora un cospicuo onere finanziario.
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